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Counseling e Zen Shiatsu, due mondi da integrare

 

Questa è la prima parte della tesi conclusiva di Flora per il master in Counseling professionale, frequentato presso la Scuola Aspic di Milano. La seconda parte, riguardante un caso, non può essere qui riportata per motivi di privacy.

 

Prima parte – Riflessioni sul processo formativo

 

Sviluppo di un proprio modello teorico-concettuale

Il mio lavoro parte dall’unione fra il Counseling e la mia esperienza di molti anni come operatrice di Zen Shiatsu e più recentemente di insegnante di primo livello. Il mio punto di inizio per l’integrazione tra questi due mondi, oltre ovviamente tutto quello che ho approfondito all’Aspic, è stato Michel Odoul. Questo autore francese non solo è medico e psicologo, ma è anche un maestro di Shiatsu. Fondatore dell'Istituto Francese di Shiatsu e Psicologia Corporea di Parigi, Odoul studia e approfondisce le tecniche energetiche orientali dal 1978 e, contemporaneamente continua la sua formazione di psicologia occidentale e tecniche di rilassamento, riunite nelle teorie della psicoenergetica, che collega i meridiani dello Shiatsu con i problemi psicologici. Da non dimenticare, inoltre, che il giapponese Shizuto Masunaga, fondatore dello Zen Shiatsu, era laureato in psicologia.

 

SOMMARIO - Counseling e Zen Shiatsu, due modi di “prendersi cura” degli altri, che hanno molti punti in comune. La matrice Zen della Gestalt. Le teorie psicoenergetiche: utile base per un approccio di counseling corporeo, che consente un colloquio anche attraverso il corpo. Come ho sviluppato un modello che si adatta alle esigenze del cliente con due alternative: counseling e shiatsu utilizzati in un unico continuumoppure le due modalità a sedute alternate. Le sedute alternate, che prevedono comunque sempre l’eventualità di un approccio corporeo nel counseling, sembrano essere la soluzione migliore. Perché? Per due motivi: perché lo Zen Shiatsu per essere tale ha bisogno di una seduta di almeno 75 minuti e perché, così fatto, crea una relazione profonda tra operatore e ricevente, premessa per un buon counseling e occasione preziosa per apprendere tutto ciò (è sempre tantissimo) che ci dice il corpo del cliente.

 

Secondo il Ministero della Sanità giapponese «lo Shiatsu è una forma di manipolazione che si esercita con i pollici, le palme delle mani, le ginocchia, i gomiti, senza l'ausilio di strumenti meccanici e d'altro genere. Consiste nella pressione sulla cute intesa a correggere le disfunzioni interne, a migliorare e/o conservare lo stato di salute o a trattare malattie specifiche».[1] Per noi operatori Zen Shiatsu questa definizione è diversa perché si pone in relazione al rapporto che via via si crea con il ricevente. Spazia in vari stati della realtà. Innanzitutto perché lo strumento che usiamo per praticare è il nostro corpo, che ben preparato, seguendo sequenze prestabilite (secondo la mappa di Masunaga, all’interno dei kata[2]), con la “mente vuota” e senza intenzioni, entra in relazione con il ricevente. Quindi lo Zen Shiatsu per noi che lo pratichiamo non è solo un insieme di tecniche efficaci per riequilibrare il normale fluire energetico dei meridiani, ma anche e soprattutto un atteggiamento che porta a una comunicazione non verbale profonda con il ricevente. Lo Shiatsu è la via per se stessi e per gli altri.

 

Il mio Maestro, Tetsugen Serra, nell’introdurre il corso insegnanti, il cui diploma ho conseguito nel 2005, ci ha ricordato: «Dalle origini fino ai tempi recenti, la trasmissione dei contenuti fondamentali di una cultura orientale è passata I Shin den Shin, da Cuore a Cuore, da Mente a Mente, da Tazza a Tazza in una successione ininterrotta da Maestro a Discepolo. La custodia e la diffusione di una conoscenza era passata oralmente da Maestro a Discepolo non come memoria storica, ma continuità vivente e vivificante. È con questo spirito, di mantenere viva la cultura dello Zen Shiatsu e, anzi, permettere che nuove Tazze ricevendo il prezioso nettare dello Zen Shiatsu, lo vivifichino e ne portino il suo profumo e sapore in tutte le Otto Direzioni, che si apre il nuovo Corso Insegnanti Zen Shiatsu».[3]

Frasi che nutrono anche il mio orgoglio di appartenere a una scuola che affonda le sue radici direttamente negli insegnamenti del giapponese Shizuto Masunaga, fondatore dello Zen Shiatsu, che, non a caso credo, era laureato in psicologia. La possibilità di attingere a questi insegnamenti, può probabilmente anche far affrontare un rischio, quello della contaminazione banale. «Siamo in un’era in cui la nostra Società multietnica, multiculturale e multimediale riconosce la fecondità del dialogo con le tradizioni e gli insegnamenti orientali. In questo scenario la sempre più ampia diffusione dello Shiatsu rappresenta una grande opportunità, ma anche un grande rischio».[4]

Ma, per quella che è la mia mentalità, aperta all’integrazione, io credo che l’opportunità sia maggiore del rischio. E questo spiega con quali intenzioni positive sono arrivata a studiare counseling. Tenendo ben presente come sia stato proprio Masunaga a esportare lo Zen Shiatsu in Occidente, particolarmente negli Stati Uniti. Qualcuno lo ha accusato di averlo “occidentalizzato”. Ma questo è un difetto? «Masunaga unisce la visione psicologica moderna e quella profonda della filosofia zen, creando un’attrattiva per gli occidentali pari a nessun altro stile shiatsu, portando lo Zen Shiatsu su un piano globale di considerazione del trattamento per la persona nella sua totalità di mentecorpospirito».[5] Quindi io penso, piuttosto, che, pur rimanendo fedele alle origini orientali di questa disciplina, essa abbia già percorso la prima fase dell’integrazione. Infatti, in quella che è la “fecondità del dialogo” si inserisce la psicologia occidentale che, a partire dagli anni Sessanta, si è orientata verso una visione umanistica e contemporaneamente olistica della propria applicazione, proprio dopo essere andata a visitare il mondo orientale. Fino ad aprirsi al concetto corpo-mente-spirito così caro allo Zen. E a costruire non solo teorie come quella della Gestalt, sviluppate a stretto contatto con lo Zen, ma anche un tipo di approccio, chiamato della relazione transpersonale[6], che si basa sul rapporto spirituale tra psicoterapeuta e paziente (come dire tra operatore e ricevente) o un altro, la psicoenergetica applicata, che lavora addirittura sui meridiani.

Dunque, si può allargare, rispettandolo, il concetto enunciato dal Maestro Tetsugen: “Così tutte quelle terapie che hanno come scopo non solo la lotta alla malattia, ma anche il far ritrovare al paziente lo stato di naturale benessere del corpo-mente-spirito originario che è in ciascuno di noi, possono essere definite Zen-terapia».[7]

A me l’occasione è stata data proprio dal master triennale di Counseling, che mi ha consentito di incontrare questo tipo di tecniche psicologiche con fini chiaramente olistici. Il Counseling è un percorso di orientamento e sostegno rivolto a singoli individui, coppie, famiglie e gruppi che si trovano in una situazione di disagio o difficoltà a causa di problemi di origine relazionale e organizzativa risolvibili tramite il consolidamento delle potenzialità già presenti nei clienti e senza la necessità di ristrutturare in maniera profonda il carattere e la personalità. «Nel counseling si ritiene che il modo migliore per venire in aiuto di una persona non sia mai quello di dirle ciò che deve fare, quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il problema».[8]

«Il Counselor professionale è un operatore tecnico-socio-assistenziale con competenze di comunicazione relazionale consapevole ed esperto “Agevolatore nella relazione d’aiuto”, possiede vasti riferimenti teorico-disciplinari ed è formato per applicare il Counseling in vari ambiti di appartenenza e settori psico-sociali».[9]

Come dice il maestro Kazunori Sasaki, presidente dello Iokai Shiatsu Académie d’Europe, «la ricerca porta ad attraversare nella vita diverse esperienze trasformative e a riportare poi nello Shiatsu la qualità dell’evoluzione personale». Ed è quello che cerco di fare, riportando nello Shiatsu, che non a caso rimane il punto centrale della mia attività, ciò che apprendo altrove.

Nessun sincretismo di comodo alla New Age, dunque, ma lo sforzo sincero di essere operatore del benessere a tutto campo senza dogmi né pregiudizi e sapendo che non si finisce mai di imparare. Mi pare giusto, quindi, raccontare le analogie che ho riscontrato tra Zen Shiatsu e Counseling.

 

Breve storia dello Shiatsu

La conoscenza di principi e pratiche della medicina tradizionale cinese, tra cui il massaggio terapeutico noto come anma, si diffuse in Giappone nel VI secolo, assieme al buddismo e alla filosofia cinese. Di lì a poco, queste discipline si consolidarono e iniziarono a evolversi indipendentemente dalle loro origini. Questo avvenne soprattutto durante il periodo Edo (l'antico nome di Tokyo), il rinascimento artistico e culturale giapponese, tra l'inizio del XVII e la fine del XIX secolo. Fu stabilito  che l'anma doveva essere praticato dai ciechi perché i non vedenti hanno il senso del tatto molto sviluppato. Tuttavia l'anma ne risentì perché i non vedenti avevano poche possibilità di acquisire un'educazione scientifica approfondita. Di conseguenza, mentre altri tipi di medicina fecero un balzo in avanti, combinando teorie tradizionali con nuove tecniche più legate alla scienza contemporanea che alla spiritualità, l'anma finì per perdere i propri aspetti medici e la propria credibilità, a eccezione di una particolare terapia, nota come ampuku, utile a quei tempi per i problemi associati alla gravidanza e al parto.

All'inizio del XX secolo la pratica dell'anma era in grave declino. Il suo salvatore fu Tamai Tempaku, che nel 1919 scrisse un libro intitolato Shiatsu Ho. Nell'opera, l'autore combinava l'anma, l'ampuku e il do-in con alcuni elementi di anatomia, fisiologia e spiritualità tradizionale. La pubblicazione del libro di Tempaku diede l'avvio a un significativo revival di interesse verso l'anma e i suoi utilizzi, e tre studenti del maestro (Shizuto Masunaga, Tokujiro Namikoshi e Katsusuke Serizawa, i personaggi principali dello Shiatsu) svilupparono sistemi individuali di Shiatsu: Zen Shiatsu, Shiatsu Namikoshi e terapia tsubo. Ognuno di essi presenta differenze significative. Nel 1951 finalmente lo Shiatsu viene riconosciuto dal Ministero della Sanità all'interno dell'anma e nel 1964 come pratica autonoma.

 

Chi era Shizuto Masunaga

Shizuto Masunaga (1925-1981), giapponese, si laurea in filosofia e psicologia nel 1949. Inizia a studiare shiatsu quando è ancora uno studente universitario. Nel 1959 insegna psicologia clinica all’accademia del Japan Institute of Shiatsu, istituto collegato a Namikoshi. I suoi studi sulla Medicina Tradizionale Cinese e l’applicazione dei principi filosofici zen lo portano a codificare uno stile personale di shiatsu che tiene conto del complesso sistema dei canali energetici. Nel 1960 fonda l’associazione Iokai, nel 1968 l’Istituto Iokai di Ricerca e due cliniche shiatsu. Diviene membro della Società giapponese di Psicologia e Medicina Orientale. Avvia la diffusione dello stile Masunaga di shiatsu, basato sulla Medicina Tradizionale Cinese e sui meridiani energetici rivisitati e attualizzati secondo le moderne conoscenze energetiche, fisiche e psicologiche. Muore il 7 luglio 1981, lasciando uno dei più profondi e qualificati metodi di shiatsu, con una visione energetica e terapeutica dello shiatsu che si diffonderà in tutto l’Occidente.

 

 

Il Maestro Tetsugen, responsabile della scuola “Il Cerchio” di Milano, consegna a Filomena (Flora) Curci il diploma di insegnante Zen Shiatsu di primo livello (2005)

 

 

Breve storia del Counseling

Nata in America negli anni Trenta, la figura professionale del counselor si rivolge a coloro che “pur non desiderando diventare psicologi o psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana”. È Carl Rogers però a gettare le fondamenta del Counseling come è inteso oggi con il suo testo: Counseling e Psicoterapia (1940) e la successiva definizione della Psicologia esistenziale.

Nel 1952 nasce in America la Counseling Association, sull'onda di un incredibile sviluppo del Counseling soprattutto come servizio di consulenza ed educazione, area di sostegno in cui anche oggi viene ampiamente impiegato. 

È attraverso le attività svolte in Gran Bretagna che la professione del Counselor approda in Europa e quindi anche in Italia dove si opera in questo campo da molti anni pur dovendo attendere fino agli anni 70, per vedere riconosciuti i centri di formazione e ricerca. Recentemente sono state create due importanti associazioni di riferimento, la British Association for Counseling (BAC ) e nel 1994 l'European Association for Counseling (EAC).

In Italia il Counseling professionale è stato iniziato e organizzato sin dal 1984 in percorsi formativi dall’Aspic (Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità), dove i fondatori Edoardo Giusti e Claudia Montanari hanno formato e supervisionato centinaia di allievi, educatori, con moduli di addestramento teorico-pratico e di supervisione triennali di 450 ore.

Nel 1993 in Italia si costituisce la S.I.Co., Società Italiana di Counseling, che si prefigge l'obiettivo di riunire in un unico organismo i counselor e le organizzazioni che si occupano di Counseling. Successivamente nascono altre associazioni di counselor, fra cui il Re.I.Co., Registro Italiano dei Counselor.

 

Che cosa hanno in comune Zen Shiatsu e Counseling

 

Né lo Shiatsu né il Counseling si propongono come terapie vere e proprie, almeno nel senso che a questa parola dà la medicina allopatica. Semmai è “prendersi cura” piuttosto che “curare”. Con un linguaggio legato ai trend contemporanei, possiamo dire che ambedue puntano alla “promozione del benessere”. Può essere significativa, a questo proposito, la definizione che della relazione d’aiuto dà l’Associazione europea di Counseling: «Il Counseling è un processo interattivo tra il counselor e un cliente, o più clienti, che affronta con tecnica olistica temi sociali, culturali, economici e/o emotivi. Può concentrarsi sulla modalità di affrontare e risolvere problemi specifici, favorire un processo decisionale, aiutare a superare una crisi, migliorare i rapporti con gli altri, agevolare lo sviluppo, accrescere la conoscenza, la consapevolezza di sé e permettere di elaborare emozioni e conflitti interiori. L’obiettivo globale è quello di offrire ai clienti l’opportunità di lavorare, con modalità da loro stessi definite, per condurre una vita più soddisfacente e ricca di risorse, sia come individui sia come membri della società più vasta».

A sua volta lo Shiatsu è una speciale forma di manipolazione, eseguita con una tecnica di pressione e stimolazione manuale leggera e profonda, il cui scopo è il riequilibrio energetico, grazie al quale raggiungere e mantenere il proprio benessere. Lo Shiatsu non è una terapia medica, è un supporto, un percorso psicofisico. Per questo è perfettamente affiancabile, in accordo con il medico curante, a qualsiasi trattamento terapeutico convenzionale e non, senza pregiudizio per le eventuali cure in corso. È un lavoro sull’energia, è il recupero delle potenzialità che una persona ha dentro di sé, è un’autoregolazione sia fisica sia mentale dell’organismo. Consente di riscoprire il proprio corpo, le emozioni, è anche un cammino spirituale.

In ambedue i casi siamo nel campo di una nota affermazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità: «La promozione della salute coinvolge la popolazione nel suo insieme, nel contesto della vita quotidiana, piuttosto che concentrarsi sulle persone esposte a rischio per specifiche malattie, essa mette in grado le persone di assumere il controllo e la responsabilità per la propria salute nella vita quotidiana».[10] E cosa meglio dello Shiatsu e del Counseling può entrare meglio in questo ambito? Infatti, come ha spiegato Douglas Gattini, presidente della FIS (Federazione Italiana Shiatsu), «questa impostazione che porta l’operatore Shiatsu a lavorare sul piano della salute e non della malattia, rende inoltre evidente una sua significativa possibilità di intervento in campo sociale nell’ambito della prevenzione, un aspetto fondamentale dell’organizzazione sanitaria di qualsiasi società. Lo Shiatsu, infatti, andando a stimolare e rafforzare l’energia vitale, ha una fortissima incidenza nella prevenzione della malattia in quanto con la sua azione va per così dire ad “allenare” le varie parti dell’organismo, rendendole più preparate a reagire alla malattia, a partire da quelle già costituzionalmente più deboli o squilibrate e che ne potrebbero essere più facilmente preda. Ogni volta che si riceve un trattamento di Shiatsu si allontana perciò sempre di più la possibilità che il nostro organismo, per pigrizia, stress o errori posturali, alimentari e mentali cada in uno stato di squilibrio in cui è facile poi si manifesti la malattia».[11]

Ma le maggiori analogie con il Counseling ci vengono da queste parole del mio Maestro, Tetsugen: «L’operatore Shiatsu si pone come persona che conduce se stessa nel proprio vivere in una modalità semplice e chiara e in armonia con tutto l’universo (impegnando continuamente se stesso in questo cammino). È qualcuno che ha coltivato e sviluppato le sue personali risorse di relazione umana e le gioca nella pratica Shiatsu: attraverso l’utilizzo delle tecniche di contatto e pressione tipiche dello Shiatsu, impiega tutta la sua energia vitale a beneficio di tutti gli esseri. Non è un “terapista” nel senso di un professionista della salute o qualcuno che vuole “modificare delle condizioni”, ma piuttosto qualcuno che si pone semplicemente come tramite per un eventuale cambiamento, per un ritrovato equilibrio e armonia nel vivere quotidiano. Noi troviamo riduttivo considerare l’operatore Shiatsu non solo un operatore del benessere fisico ma… del “ben-essere”, trovando comunque una classificazione. Questa nostra mania di rinchiudere tutto in classificazioni non è possibile per l’operatore Shiatsu; non accomuniamolo ad altri operatori». Ecco, pur condividendo la conclusione dell’assoluta originalità dell’operatore Shiatsu, questa definizione mette in evidenza un cammino personale che si fa anche nel Counseling, alla ricerca di una maggiore centratura su sé stessi e della comprensione del proprio Sé profondo, non per elevarsi sugli altri, ma proprio (ecco come le parole sullo Shiatsu del Maestro Tetsugen possono sovrapporsi esattamente a quelle del Counseling) per essere «qualcuno che si pone semplicemente come tramite per un eventuale cambiamento, per un ritrovato equilibrio e armonia del vivere quotidiano».

Altre analogie le vedremo più avanti. Qui ne cito una, quella del concetto del qui e ora, fondamentale nello Zen, che è anche il principio basilare delle tecniche della Gestalt. «Lo Zen è una via diretta e pratica, non è una speculazione intellettuale sul significato della vita, ma è la scoperta della vita stessa. Lo Zen non è una religione rivelata, ma realizzata. È una pratica che ci tuffa direttamente nella realtà ultima della vita, cioè nella realtà attuale del “qui e ora”».[12] Dall’altra parte si nota come «la valorizzazione gestaltica del qui e ora, dell’esperienza immanente e del corpo come altamente rappresentativo e unificato con la dimensione più spirituale dell’individuo, sembra innestarsi con quanto viene espresso dal principio unificatore dello Zen: tutta la materia è portatrice di spirito».[13]

 

Effetti dello Zen Shiatsu e obiettivi del Counseling

Il massaggio e la digitopressione in senso lato hanno una serie di effetti indiscutibili, al di là di quelli puramente meccanici, indotti dalla pressione sulla circolazione sanguigna e quindi sull’irrorazione dei tessuti e sull’ossigenazione dei muscoli. Essi sono:

  • Effetti biochimici – Il senso di benessere generale deriva da due principali modificazioni “ordinate” dal nostro cervello, stimolato dal massaggio: la diminuzione della secrezione di adrenalina e l’aumento delle endorfine, i neurotrasmettitori che sono una sorta di “autocarezza” naturale.
  • Effetti psicologici – Riappropriandosi del corpo trascurato, se non addirittura ignorato, c’è la possibilità di scoprire i suoi messaggi, che possono collegarci al profondo della nostra coscienza.
  • Effetti spirituali – Riattivati e riequilibrati i canali energetici, si va, attraverso il rilassamento, verso uno stato di armonia, una situazione di “vuoto” aperto alla comprensione profonda dell’universo, un “vuoto fertile”.

Possiamo negare che queste parole raffigurino anche scopi ed effetti dello Zen Shiatsu? Certamente no. Eppure, esse sunteggiano concetti elaborati dagli esperti del cosiddetto “massaggio sensitivo gestaltico”, basato appunto sulla teoria della Gestalt, in cui l’operatore “rimane centrato e focalizzato sul cliente”, quindi con la necessaria empatia. Per quanto nella tecnica in senso stretto di questo massaggio ci siano movimenti che possono provenire dall’ayurveda o dalla tuina, appare subito chiaro che il centro dell’ispirazione è lo Shiatsu. E infatti, senza la necessità di quelle divisioni teoriche per stabilire gli effetti, che ho appena enunciato, si può dire la stessa cosa molto più semplicemente e saggiamente: «La terapia manuale energetica Zen riscopre la vita del corpo riportandolo alla gioia di vivere: crea all’uomo una motivazione per tornare a occupare il suo posto nell’universo. (…) Prima di tutto occorre eliminare la distanza (apparente) tra operatore e ricevente, stabilendo anzi uno stato di intima relazione nella quale le mani dell’operatore vengono guidate là dove necessita il riequilibrio».[14]

Solo se avverrà tutto questo potranno ottenersi quelle che secondo lo psicologo americano James I. Kepner sono le condizioni necessarie per un lavoro di psicoterapia o di counseling ad approccio corporeo (sempre secondo i principi della Gestalt): 1. Un sufficiente grado di consapevolezza del corpo; 2. Un sufficiente grado di consapevolezza della relazione fra se stessi e le questioni e i problemi della vita corrente; 3. Una fiducia di base nella connessione tra processo corporeo e problemi psicologici.[15]

La mia ancora piccola esperienza mi ha dimostrato che per arrivare a questo risultato lo Shiatsu è fondamentale. Proprio perché lo Zen Shiatsu è una pratica finita nel suo approccio completo corpomentespirito, e quindi non subordinata alla tecniche più specificatamente psicologiche, riesce a funzionare, anzi a dare uno slancio decisivo in più al Counseling ad approccio corporeo. Si può quindi arrivare a una prima conclusione: Shiatsu e Counseling sono processi assolutamente paritari, in grado di funzionare di per sé, ma utilizzati insieme hanno un valore aggiunto: il tutto è più della somma delle parti.

E citando ancora il Maestro Tetsugen vorrei aggiungere un particolare: «Uno psicoanalista mi diceva che la pratica shiatsu, con la cadenza ritmica delle pressioni, ricrea le condizioni di ambiente dello stato prenatale. Le pressioni continue e avvolgenti su tutto il corpo ricostruiscono la pressione del liquido che ci circondava prima di nascere, e questa cadenza binaria evoca e fa rivivere il pulsare rassicurante del cuore della madre. Non si tratta di un’opposizione regressiva, ma del recupero di un ritmo dimenticato».[16]

I principi dello Zen Shiatsu e le qualità necessarie del counselor

I principi fondamentali della pratica Zen Shiatsu sono: WA, KEI, SEI, JAKU. L’armonia dell’essere, espressa in Oriente da WA KEI SEI JAKU, si può indicare in termini occidentali come Armonia, Rispetto, Purezza, Realizzazione: qualità che appartengono a colui che è in contatto con le forze più profonde della Vita, le forze che creano e mantengono la Vita, non solo la vita di un essere, ma la vita di ogni essere.[17] Vediamo adesso i quattro principi uno per uno.

 

WA = ARMONIA - Associato al cielo come origine, principio di ogni divenire, principio originario di tutte le cose, principio armonico che rappresenta l’origine. Cielo inteso anche come creato (l'universo), stato di assoluto. Trovare il giusto luogo o atteggiamento per far sì che sussista la corretta armonia con il mondo che ci circonda, onde poter portare armonia fra persone o cose che sono disarmoniche.

Parole chiave: ARMONIA, CIELO, PRINCIPIO, SAGGEZZA ORIGINARIA.

 

KEI: RISPETTO - Associato al fuoco, è il rispetto della differenziazione (affermarsi, ma nel rispetto e nell'armonia del tutto). Rimanendo al proprio posto, rispettare le persone senza volerle cambiare, entrare in armonia. Fuoco, elemento forte che prevale, ma lentamente trasmette il proprio calore e modo d’essere, entrando in armonia con quello che incontra per diventare un tutt’uno.

Parole chiave: RISPETTO, REVERENZA, FUOCO, DIVENIRE, VALORE.

 

SEI: PUREZZA - Associato all'elemento acqua. Riempie ogni suo contenitore, si adatta, ma rimane sempre acqua. L’agire in maniera spontanea senza intenzione alcuna, purezza dei sentimenti. Rispettando gli altri e quindi entrando in armonia con loro, si trova la purezza dei gesti.

Parole chiave:   PUREZZA, ACQUA, MANIFESTAZIONE, FEDELTÀ.

 

YAKU: REALIZZAZIONE - Associato all'elemento terra. Realizzazione interiore dei tre principi precedenti (Armonia, Rispetto, Purezza), per il raggiungimento della manifestazione completa dell’essere. Agire con l’armonia, l’assenza di ego e la purezza: Mushin.

Parole chiave: REALIZZAZIONE, MUSHIN (Mu = vuoto, Shin = mente, spirito, cuore), SERENITÀ, COMPASSIONE, AMORE.

 

Il tutto si può sintetizzare così: WA, il principio, il darma, l'origine. Da esso nasce KEI, l'altro, la molteplicità. Il principio prende forma e inizia a manifestarsi con SEI, nella purezza, senza EGO di ogni cosa. Tutto questo porta alla manifestazione di YAKU e del suo stato. MUSHIN = l'unione del manifestato con il principio universale WA e il cerchio è concluso. A questo punto è necessaria un’altra citazione, conseguente, di Tetsugen: «Il profilo che quest’esperienza configura nell’operatore Shiatsu è allora l’espressione di un continuo lavoro con se stessi, passo per passo, in questo percorso di ritorno immediato ma anche progressivo alla piena esperienza e consapevolezza della propria natura originaria, una con tutti gli esseri. È questa consapevolezza esperienziale, perfettamente unita e integrata nell’aspetto strettamente tecnico specifico dello Shiatsu, che “abilita” a essere tramite e zattera della stessa esperienza anche per altri, in special modo per le persone che si rivolgono al praticante Shiatsu per essere aiutati ad alleviare e possibilmente risolvere alcune loro condizioni di disagio e sofferenza».

 

Proprio da questa citazione può partire il parallelo con Carl Rogers, lo psicologo americano considerato il padre del Counseling, il quale ha sviluppato la celebre teoria centrata sulla persona. Addentrandosi nella lettura di Rogers si può facilmente verificare come la figura dell’operatore dello Shiatsu Zen e quella del counselor siano molto vicine. Tuttavia qui vorrei soffermarmi sulle cosiddette “condizioni necessarie e sufficienti”, tre atteggiamenti fondamentali che il counselor sperimenta e manifesta all’interno della relazione.[18] Le condizioni sono: 1. Congruenza; 2. Rispetto positivo incondizionato; 3. Comprensione empatica della cornice interna di riferimento del cliente. Vediamo quali sono esattamente le definizioni di Rogers, riportate nel libro di Bozarth.

  • Congruenza (o genuinità): «All’interno della relazione (il counselor) è se stesso in piena libertà e molto profondamente, con la sua esperienza presente rappresentata accuratamente dalla sua consapevolezza di sé (…) egli è realmente quello che è, in quel momento preciso…».
  • Rispetto positivo incondizionato: «La dimensione in cui il counselor sente che sta sperimentando un’accettazione calda di ciascun aspetto del cliente come parte del cliente stesso…».
  • Comprensione empatica: «Sentire il mondo del cliente come se fosse il vostro, ma senza perdere mai la qualità del “come se”…».

Ferma restando una maggiore razionalizzazione delle teorie e dei comportamenti  suggeriti da Rogers rispetto alla purezza spirituale dei quattro principi dello Shiatsu Zen, è possibile verificare come anche queste “condizioni necessarie e sufficienti” avvicinino le due pratiche. È come se il Counseling, nato dalle tecniche psicologiche, col tempo e con la sua diffusione, e grazie all’evoluzione degli approcci psicologici umanistici, si sia sempre più formato in senso olistico, fino a diventare un solido partner di un trattamento come quello Shiatsu (Zen in particolare) e viceversa.[19] Quindi propongo un accostamento, anche se può sembrare un po’ azzardato. Eccolo. WA (armonia) può essere avvicinata alla “congruità”, che è l’armonia interna del counselor, quella con cui egli si approccia al cliente. KEI (rispetto) è ovviamente il “rispetto positivo incondizionato”. SEI (purezza) è accostabile alla “comprensione empatica” di Rogers, una qualità che serve a sgomberare la parte problematica di se stesso nel momento in cui avviene il contatto con il cliente. YAKU (mente vuota e anche dedizione) è in qualche maniera ancora simile a congruità ed empatia contemporaneamente, ma ancor di più somiglia al “vuoto fertile” della Gestalt, punto terminale e iniziale del ciclo di contatto, un concetto di cui ci occuperemo più avanti.[20]

Ho esagerato? Credo di no e propongo questa poesia di Bozarth sulla figura del counselor, che mi pare molto vicina alle frasi già citate del Maestro Tetsugen sull’operatore Zen Shiatsu. Si intitola La validità del momento.

«Io non so cosa farai o diventerai in questo momento o in seguito; / Io non so cosa potrò fare se non stare con te in questo momento / E sono madre, padre, sorella, fratello, amico, bambino e amante in questo momento; / Io esisto con te e per te in questo momento; / Ti do tutto di me in questo momento; /Io sono te in questo momento / Prendimi e usami in questo momento / per essere qualunque cosa vuoi diventare / in questo momento e in futuro».[21]

E, a sua volta, la Canzone dello Shiatsu dice: «Lo spirito dello Shiatsu / è quello di un cuore di madre / quando facciamo la pressione / allora appare la fonte della Vita».

 

I pilastri dello Shiatsu Zen e molto altro

Continuando nel nostro confronto parallelo, cerco di riassumere adesso alcuni dei concetti principali dello Shiatsu: i quattro pilastri (che sono la materializzazione dei quattro principi), il ki, i meridiani e i kata.

I quattro pilastri

I quattro punti fermi (chiamati i 4 pilastri) che l'operatore deve conoscere e applicare (allenamento utilissimo soprattutto per gli occidentali) sono:

  • RESPIRO (respiro addominale profondo), WA
  • POSTURA (centratura ed equilibrio), KEI
  • PERPENDICOLARITÀ (la mano, il pollice o il gomito ecc. devono essere perfettamente perpendicolari rispetto alla parte da trattare, senza spostare il tessuto), SEI
  • PRESSIONE (costante e continua con il peso del corpo equilibrato), YAKU.

Essi sono i pilastri assoluti della pratica di Masunaga.

 

Il Ki

Il Ki è movimento in divenire, è l'energia che fornisce la sostanza di tutte le cose dell'universo, e ne provoca il cambiamento. È proprio l'energia a sostenere tutti i processi vitali dell'organismo umano, a farlo cioè vivere, pulsare e reagire alle stimolazioni, circolando in modo scorrevole, fluido e armonioso al suo interno. Senza dimenticare che l'energia presente nel corpo umano, così come in tutti gli altri organismi viventi, non è che un'espressione particolare del Ki universale. Il Ki dell'individuo e il Ki della natura sono legati e si influenzano l'uno con l'altro. Ad esempio, quando si dice che una bella giornata illumina il cuore, è perché il nostro Ki funziona in sintonia con il Ki della natura che, a sua volta, è in sintonia con il Ki di ogni singola persona nel mondo. «L’esistenza umana si manifesta come espressione del dinamismo dell’energia vitale che costituisce l’universo. Dire che nella concezione orientale, cinese e giapponese antica, esiste l’idea che l’essere umano vive di equilibri dinamici fra aspetti opposti e complementari, in continua interazione tra loro e in continuo moto di reciproca relazione e trasformazione, vuol dire che l’essere umano è un organismo vitale che ha una continua possibilità di trasformazione e cambiamento».[22] Non vi ricorda le polarità della nostra psicologia?

Secondo le teorie orientali, le polarità reciprocamente complementari, note come yin e yang, che nella loro essenza esistono come unità, generano tutte le manifestazioni della natura. La fonte in cui yin e yang esistono insieme come unità si chiama Tao e il Ki (che ne è l'espressione) è l'energia che attiva le forze delle manifestazioni e delle vicissitudini delle due polarità. Lo yin è «il lato ombreggiato della collina», caratterizzato da qualità legate all'acqua e alla terra, lunare, oscuro, freddo, umido, passivo, tenero e femminile. Lo yang, «il lato soleggiato della collina», è caratterizzato da qualità connesse al cielo, alla luce, al calore, al fuoco, all'aridità, alla durezza e alla mascolinità.

La teoria yin e yang è bene illustrata dal tradizionale simbolo taoista nel quale il cerchio, che rappresenta la totalità, è diviso in una parte nera (yin) e una parte bianca (yang). I cerchi più piccoli, di colore opposto, indicano che all'interno dello yin è contenuto un elemento yang e viceversa. La curva dinamica che separa le due regioni indica che yin e yang sono in continuo flusso; essi si creano a vicenda, si controllano a vicenda e si trasformano l'uno nell'altro.

 

I vuoti e i pieni (kyo-jitsu)

Dato che il Ki comprende e abbraccia tutto, anche le zone del corpo e gli attributi della personalità possono essere definiti in termini di yin e di yang. Ma, per la loro natura, essendo in continuo movimento, yin e yang non sono valori assoluti, per questo nello Zen Shiatsu sono valutati secondo la teoria kyo-jitsu (vuoti e pieni) di Masunaga. La buona salute dipende da un flusso armonico e libero del Ki attraverso il corpo (lungo i meridiani, vedi più avanti) e lo Shiatsu si propone di riequilibrare il meridiano nel quale scorre il Ki.

 

I meridiani e la circolazione energetica

Su questo argomento esiste una letteratura sterminata. Qui si dà solo un cenno, di carattere generale.

Nello Zen Shiatsu il tocco e la pressione (di dita, mani, gomiti e ginocchia) stimolano il flusso nei meridiani, i canali in cui scorre l’energia lungo il nostro corpo, gli stessi usati in agopuntura. Si possono comprendere meglio i meridiani se li pensiamo come i sentieri per la circolazione del Ki, che esiste in ognuno di noi. Come si legge nel libro di Masunaga, Zen Shiatsu, «i meridiani vengono definiti canali dell'energia magnetica vitale dell'organismo. Questi canali possono venire associati al funzionamento degli organi interni. La medicina moderna ha riconosciuto da tempo che la cute è in rapporto con gli organi interni. L'Oriente ha sviluppato un sistema terapeutico che è basato sulla stimolazione dei punti cutanei che sono connessi col funzionamento degli organi interni. Questi punti sono stati collegati tra loro da linee immaginarie, i meridiani, che un tempo venivano utilizzati soltanto nell'agopuntura e nel trattamento revulsivante».[23]

 

I meridiani, quindi, non esistono in quanto parti anatomiche, sono un fenomeno di vita presente solo durante la vita e non dopo la morte. Essi sono analoghi alla circolazione del sangue: fin quando un individuo è vivo, il sangue scorre nel corpo, dopo la morte i vasi sanguigni e il siero rimangono, ma il flusso del sangue si ferma. I vasi sanguigni comprovano l'esistenza del flusso del sangue, mentre i meridiani non lasciano alcun residuo anatomico dopo la morte. Pertanto, la loro esistenza venne inizialmente confutata non potendo essere dimostrata oggettivamente o tramite tecniche di analisi. Masunaga definisce i meridiani come il protoplasma che fluisce attraverso le cellule. Tale flusso può esistere solo quando la persona è viva e si arresta con la morte. Analogamente, dal momento che i meridiani sono le correnti del ki della vita non può restarne traccia dopo la morte.

Il sapere orientale ha tracciato una mappa dello scorrere dell'energia nel nostro corpo. Secondo la medicina tradizionale cinese, ripresa da quella giapponese e quindi dagli specialisti dello Shiatsu (Masunaga in particolare, che codificò i meridiani creando una propria cartina), questa mappa rappresenta il Sistema dei meridiani. Esso consiste di dodici meridiani principali, corrispondenti ciascuno a organi fondamentali (polmoni, fegato, cuore ecc.), otto meridiani supplementari, due dei quali (Vaso Governatore e Vaso di Concezione) importanti come quelli principali perché toccano organi che non sono toccati dai primi dodici. Esistono poi numerosissimi meridiani minori, più sottili, che completano il sistema.

La teoria dei meridiani ritiene che lo squilibrio energetico in un meridiano possa dipendere non solo dal meridiano stesso, ma anche dall'organo con cui è in corrispondenza. La disfunzione di un organo, d'altra parte, può dipendere da una disarmonia del meridiano in un punto lontano dall'organo stesso.

Le funzioni dei meridiani

La scienza occidentale definisce con precisione le caratteristiche somatiche di un organo, vale a dire il suo aspetto; la medicina tradizionale cinese invece tende a considerarne la funzionalità.Il polmone per un medico occidentale è definito prima di tutto dalla sua struttura fisica; per un medico orientale dalle sue funzioni. Questo spiega perché nel Sistema dei Meridiani sono presenti organi non considerati dalla scienza occidentale, quale, per esempio, il Triplice riscaldatore e il Mastro del cuore, mentre mancano riferimenti specifici a organi quali il pancreas o le ghiandole surrenali, che sono associati a Milza e Rene.

Gli organi principali sono divisi in due gruppi fondamentali: Cuore, Polmoni, Milza, Fegato, Reni e Pericardio hanno la funzione di produrre, trasformare, regolare e immagazzinare le sostanze necessarie alla vita quali il sangue e l'energia vitale; Vescicola biliare, Stomaco, Intestino tenue, Intestino crasso, Vescica e Triplice riscaldatore hanno al contrario la funzione di ricevere, scomporre e assorbire il nutrimento che si trasforma in sostanze fondamentali, eliminando la parte non utilizzabile.

Gli organi del primo gruppo sono definiti yin e sono situati nella parte più interna del corpo. Gli organi del secondo gruppo sono al contrario definiti yang e sono posti in superficie. A ogni organo yin ne corrisponde uno yang: al Cuore corrisponde l'Intestino tenue; ai Polmoni l'Intestino crasso; alla Milza lo Stomaco; al Fegato la Vescicola biliare; ai Reni la Vescica; al Pericardio il Triplice riscaldatore.

Nei meridiani yin scorre l'energia che sale dalla Terra in movimento di espansione; yang è l'energia che scende e si radica nella Terra in movimento di contrazione.

 

I kata, cambiamento nel corpo, nella mente e nello spirito

I classici orientali dicono: «Il kata è una danza di consapevolezza. Per raggiungere la realizzazione della consapevolezza del corpo e dell’incontro dei corpi il lavoro è lungo e difficile ed è il lavoro di pratica del kata». Il kata è la sequenza dei movimenti, codificata da Masunaga. In esso si riassume l’intervento sui meridiani secondo un ordine che esprime la migliore armonia dello Shiatsu. I kata sono quattro per altrettante posizioni: supina, prona, laterale e seduta. In ogni posizione, secondo una sequenza ordinata ripetibile (che dal centro va verso la periferia ecc.), si trattano una serie di meridiani e se ne verifica lo stato di vuoti e pieni (kyo/jitsu). Eseguiti perfettamente, portano al migliore riequilibrio possibile. A essi è propedeutica l’apertura di hara, che consente all’operatore una prima diagnosi energetica. Un’operazione tecnicamente complessa, che non è il caso di approfondire qui. Hara in giapponese vuol dire letteralmente ventre, ma «ha anche in sé e nella connessione con altre parole, un significato assai più profondo (…). L’hara è qualcosa che dà a tutto l’uomo una speciale qualità, anzi in genere si può dire che solo esso fa di lui un “uomo intero”».[24] Questo significa che hara è un punto centrale della concezione unificata corpo-spirito-mente.

A proposito dei kata, posso qui ribadire come andando essi verso JAKU, che abbiamo paragonato al “vuoto fertile” della Gestalt, possano rientrare nel concetto del “ciclo di contatto”, a sottolineare le singolari analogie con le teorie di Fritz Perls.

 

 

La psicoterapia della Gestalt, una teoria che parte dallo Zen

Fritz Perls, il creatore della psicoterapia della Gestalt, fece una serie di esperienze in Oriente, in particolare quella dello Zen. E dello Zen è impregnata tutta la sua teoria, anche se lui rinnegò questa origine, infastidito soprattutto da quella che lui considerava una totale sottomissione a un maestro (esperienza che ho vissuto anch’io). Ma, in realtà, lo stesso Perls fu una specie di maestro Zen, se dobbiamo tenere fede alle parole di Claudio Naranjo, forse il più famoso seguace della Gestalt e anche grande esperto di meditazione: «Perls aveva raggiunto spontaneamente un grado significativo di non attaccamento (…) e qualcosa che si può definire perfezione nell’imperfezione (…) un’integrazione di santità e di mediocrità, profonda autenticità e libertà, (…) qualcosa di cui si era parlato e scritto poco eccetto, forse, che nel mondo del buddismo, dove si riconosce una certa saggezza nelle persone il cui comportamento o modo di parlare viene percepito come oltraggioso o addirittura idiota».[25] Un ritratto affascinante!

I contatti tra Gestalt e Zen sono riassunti con accesa idealità da Serge Ginger (figlio di un buddista!), autore di un manuale sulla Gestalt. Vale quindi la pena di fare una lunga citazione (per un approfondimento della teoria di Perls si veda più avanti).[26]

«Lo Zen insegna che il risveglio (il satori) è al termine della attesa/attenzione (la smrti), che deve essere una “vigilanza senza soggetto”. “Non c’è nulla da attendere, infatti: ciò che succede, succede. Non esistono leggi, regole e scopi né in natura né nei pensieri”. Si riconosce in tutto ciò una posizione affine all’atteggiamento fondamentale del gestaltista in consapevolezza, fiducioso e attento: Non spingere il fiume, esso fluisce da solo (Barry Stevens). È sufficiente praticare il “mollare la presa” e “passare continuamente da una cosa all’altra, di momento in momento, con un perpetuo distacco” (cfr. il ciclo di contatto/ritiro della Gestalt). Come potremmo d’altronde attaccarci a un mondo che è esso stesso in perpetuo cambiamento?

«Accettare la realtà – che è data essenzialmente dalla non-permanenza – è anche un principio fondamentale e una sperimentazione dello Zen, nella pratica della concentrazione/osservazione durante lo zazen e nella vita quotidiana. Osservare l’emergere e il fuggire via dei propri pensieri, non sfuggire da nulla e non cercare nulla. (…)

«Lo Zen coltiva inoltre lo hishiryo, il “non pensiero”, che sembra emanare dagli stadi profondi e subconsci del cervello centrale, che funziona allora con ritmi alfa. Questo esercizio comprende infatti tre fasi: lasciar fluire la produzione mentale, concentrare l’attenzione su ciò che si verifica – senza forzare nulla – e abbandonare il fenomeno mentre esso svanisce. Ritroviamo qui la successione ininterrotta di “formazione e distruzione di Gestalt” nel “continuum di consapevolezza”.

«Uno degli obiettivi della sorprendente disciplina dei koan mira a dissolvere progressivamente lo spirito logico del discepolo per consentirgli di accedere al pensiero “translogico”  e unificatore dello Zen (…). Questa unificazione si compie “in una totale presenza a se stessi, nella concentrazione senza limite del corpo e dello spirito, nella pienezza del qui e ora, in cui il tempo dell’istante può divenire eternità, in quanto passato e futuro non sono che sogno e immaginazione, chimera”. Non è Perls che parla… ma il Maestro Zen Deshimaru».[27]

Gli stessi concetti sono spiegati in maniera più ordinata da Edoardo Giusti che fa un elenco «delle confluenze tra la Gestalt e lo Zen».[28]

  • Il  “mollare la presa”, cioè lo stato di vigilanza/attenzione senza aspettative che porta al satori (risveglio) dello Zen, è molto vicino all’idea gestaltica della consapevolezza e del vuoto fertile, che più del processo ragionativo e intellettualistico conducono alla conoscenza e che permettono l’attuazione permanente del ciclo di contatto/ritiro.
  • Il principio del fluire energetico, del continuum di consapevolezza (flusso costante di distruzione e costruzione) della Gestalt, che è la chiave di lettura della capacità dell’organismo di autoregolarsi (e che può portare  all’equilibrio della salute se ben funzionante o alla sofferenza e alla malattia se non efficace), si avvicina molto alla dimensione del non pensiero (hishiryo) dello Zen, in cui la produzione mentale è lasciata fluire senza interruzioni, l’attenzione è concentrata su ciò che avviene, sul fenomeno, che non va bloccato ma abbandonato mentre si dissolve. Sembra di nuovo una rappresentazione del buon fluire del ciclo del contatto/ritiro e del superamento della concezione dualistica della realtà che si presenta invece in una dimensione di unicità circolare, olistica appunto.
  • La valorizzazione gestaltica del qui e ora, dell’esperienza immanente e del corpo come altamente rappresentativo e unificato con la dimensione più spirituale dell’individuo, sembra innestarsi con quanto viene espresso dal principio unificatore dello Zen.
  • Il principio di integrazione delle polarità, che trova il suo corrispettivo nel principio delle polarità dinamiche yin e yang del Tao, la metafisica della spontaneità, della libertà e dell’unità universale di tutti gli esseri, che LaoTze formulò mille anni prima dell’avvento dello Zen e che di quest’ultimo in larga parte è stato ispiratore.

 

Una seduta di Zen Shiatsu, il ciclo di contatto della Gestalt e altro

Mi sembra necessario dare una spiegazione almeno sommaria della teoria fondata da Fritz Perls.[29] La Gestalt si rifà alla teoria paradossale del cambiamento, in quanto è possibile crescere soltanto diventando ciò che si è. Una gestalt è il fenomeno irriducibile di tutte le consapevolezze. La psicoterapia della gestalt è una terapia psicologica esistenziale e relazionale. La sua metodologia e fenomenologia si riferiscono all’esperienza immediata, alla sensazione (bisogno) emergente e alla consapevolezza che si produce nell’esperienza suggerita durante l’incontro terapeutico. Sempre la teoria della personalità della Gestalt è ecologicamente centrata sulla teoria del campo ed è basata sul contatto che si dispiega nella consapevolezza e nella relazione definita dialogico-esistenziale. Il confine del contatto discrimina il campo anche nell’avvicinamento relazionale mantenendo l’individualità separata. La distinzione consente la tutela dell’autonomia che protegge l’organismo, quindi il “me” dal “non me”. Ogni contatto è un adattamento creativo con l’ambiente mediante la consapevolezza del processo.

La teoria del sé[30]

Il sé è un processo, non è un’istanza psichica, un’entità fissa. Il processo accade al confine/contatto tra l’organismo e l’ambiente, interiore ed esteriore, per un adattamento creativo secondo il proprio stile personale. Gli eventi psicologici (pensieri, emozioni e azioni) si verificano proprio al confine/contatto.

Le funzioni del sé

  • Es (si riferisce alle pulsioni interne, i bisogni vitali e la loro traduzione corporea, percezione delle pulsioni interne ed esterne. Precontatto).
  • Io (funzione attiva di scelta o di rifiuto, deliberati, che implica la presa di coscienza dei propri bisogni e l’assunzione di responsabilità delle proprie scelte. Decide anche se aumentare o limitare il contatto. Contatto e Contatto pieno).
  • Personalità (la rappresentazione e l’immagine che l’individuo ha di se stesso, il sistema di atteggiamenti assunti nei rapporti interpersonali. Ha la funzione di integrazione dell’esperienza precedente. È il definirsi della propria storia in divenire. Postcontatto).

Ciclo di contatto

  • Precontatto - Sensazione collegata al bisogno. Dal campo emerge una figura che sollecita l’interesse o la percezione o l’eccitazione. Questa viene registrata sebbene non se ne abbia consapevolezza. Funzione del sé: Es.
  • Presa di contatto – Consapevolezza. La nuova figura che emerge diventa il punto focale di interesse della nostra esperienza. La persona si attiva e mobilita l’energia e immagina i vari modi per affrontare l’ambiente e soddisfare il bisogno. In base alla valutazione delle proprie energie sceglie e compie l’azione, cercando di superare nella realtà del qui e ora gli ostacoli. Funzione del sé: Io.
  • Contatto pieno – È il collegamento con l’oggetto in grado di soddisfare il bisogno. È il momento di fusione e del rapporto più profondo tra la persona e il proprio mondo, fonte di gioia e di dolore. È la qualità del contatto che determina se la vita passa o è vissuta appieno. Funzione del sé: Io.
  • Soddisfazione o postcontatto o distacco – È la fase di assaporamento e di espressione creativa. Il sé nella funzione Personalità consente di assimilare l’esperienza favorendo la crescita e modellando l’identità. La Gestalt si chiude. A poco a poco la coscienza tende a diminuire (vuoto fertile), la persona diviene pronta per accogliere un nuovo bisogno. Funzione del Sé: Personalità.
  • Vuoto fertile – È un momento insieme iniziale e finale che ricorda il principio Zen YAKU.[31] La mente è vuota, non c’è azione, ma l’aggettivo fertile ci indica che tutto è pronto per un nuovo ciclo di contatto.

Meccanismi di interruzione del contatto

Possono essere sani (quindi utili) o patologici (quindi dannosi) in relazione alla loro: intensità, flessibilità, opportunità e momento in cui si attivano (è importante che il cliente ne sia consapevole e impari ad adattare tali meccanismi di difesa al momento e alla situazione). Sono sette.

  1. Introiezione – Ciò che fa parte dell’ambiente esterno – posizioni fisiche e mentali - viene assunto come proprio senza alcun lavoro di trasformazione o di adattamento a sé.
  2. Proiezione – Si attribuisce all’ambiente esterno la responsabilità di ciò che trae origine da sé. Si disappropria di aspetti di sé, quindi pensieri comportamenti sentimenti, che attribuisce all’ambiente esterno, legittimando così ciò che sente o prova.
  3. Retroflessione – È la tendenza a rivolgere contro se stessi l’energia mobilitata, facendo a sé ciò che si vorrebbe fare agli altri.
  4. Deflessione – È una manovra per diminuire l’intensità del contatto diretto o per evitarlo. Esempio: non contatto visivo, linguaggio eccessivo, ironia ecc.
  5. Egotismo – È un deliberato rinforzo del confine/contatto, un’ipertrofia dell’Io per cui il coinvolgimento profondo viene impedito, non consentendo il godimento della soddisfazione. Il confine è come chiuso a guscio.
  6. Confluenza – È un disturbo del confine/contatto: non c’è distinzione tra sé e altro da sé. La persona si fonde con l’altro ed è incapace di circoscrivere la propria esperienza.
  7. Proflessione – È una combinazione di proiezione e retroflessione. Si fa agli altri ciò che si vorrebbe che gli altri facessero a noi.

Valutazione psicodiagnostica

  • Fenomenologica – Mira a descrivere i fenomeni piuttosto che imputare loro un significato: quale funzione del sé è perturbata? In quale momento del ciclo avviene l’interruzione del ciclo di contatto? Come avviene? Quali sono i sistemi di sostegno? Quali sono i modi di organizzazione dell’esperienza?
  • Centrata sul processo – Basata sul come, dove e quando un disturbo o una disfunzione si manifestano e come si consolidano, piuttosto che sul perché.
  • Funzionale – Osservare come la persona funziona anziché cercare l’eziologia.

Fondamenti di un approccio al counseling secondo la Gestalt

  • Relazione terapeutica – Incontro autentico e pieno tra due persone nel rispetto reciproco della propria unicità. Io-Tu e non Io-Esso.
  • Atteggiamento del counselor – Deve “essere” piuttosto che “fare”. Essere autenticamente se stesso nell’incontro con l’altro, presente, attivo e creativo. Così da fornire esperienze di vita ricche e piene.[32]
  • Rispetto per l’integrità delle difese e sfida per il cambiamento – Il bravo counselor deve essere in grado di bilanciare sfida, sostegno e neutralità a seconda del momento del bisogno del cliente.[33]
  • Interezza della persona – Il cliente viene stimolato a essere se stesso nell’ottica di un’integrazione dei differenti aspetti di sé e di una responsabilizzazione rispetto al proprio processo di cura.[34]
  • Unità psicosomatica – Si presta attenzione sia alla comunicazione verbale sia a quella non verbale (mente-corpo), non per interpretarla ma per farla sperimentare in maniera che il cliente possa diventare consapevole e scoprirne i significati.
  • Diagnosi fenomenologica – Osservazione e descrizione dei modelli ripetitivi e autodistruttivi di comportamento. Viene sottolineato il come e non il perché.
  • Responsabilità – Ogni persona è responsabile in ogni istante delle proprie scelte esistenziali e del senso che attribuisce alla propria vita nello scegliere atteggiamenti e/o comportamenti in situazioni obbligate. Ogni essere umano è unico e creatore della propria esistenza.
  • Qui e ora – La Gestalt attribuisce importanza all’esperienza della persona momento per momento. I ricordi e le esperienze del passato, nonché le fantasie di progetti futuri sono presi in considerazione in quanto vissuti nel qui e ora.
  • Consapevolezza – Di sé, del mondo e di ciò che accade al confine/contatto tra sé e l’ambiente.
  • Autoregolazione – La persona è dotata di una tendenza organismica che la porta a conoscere naturalmente ciò che è buono per sé, trattenendo ciò che è utile per sé, rifiutando ciò che non lo è.

 

Anche una seduta di Zen Shiatsu, la cui durata è di 75 minuti circa, segue i tempi del ciclo di contatto gestaltico, sia per l’operatore sia per il ricevente, secondo questo schema:

Precontatto: è il momento dell’incontro e dell’accoglienza; della preparazione fino a quando il ricevente non si stende sul futon.

Presa di contatto: si passa dalla mobilitazione dell’energia all’inizio dell’azione; è quando tocco il polso del cliente mentre sto nella postura iniziale, cui segue il momento dell’apertura di hara[35] in cui appoggio la mano in un punto particolare dell’addome del cliente; comincia la relazione operatore-ricevente.

Contatto pieno: il trattamento è in pieno svolgimento; l’operatore segue il percorso del kata prescelto, “ascolta” il ki che scorre, riequilibra i vuoti e i pieni; il ricevente si abbandona all’ascolto profondo di se stesso, alla consapevolezza e alle progressive sensazioni di benessere. Il ricevente è nel suo lungo continuum di consapevolezza con figure che continuano a emergere dallo sfondo.

Postcontatto: stacco lieve la mano da hara, la seduta è finita e l’operatore vive la soddisfazione “materna” del suo intervento; il ricevente rimane nello stato di “vuoto fertile”, con l’energia rinnovata verso le sue nuove Gestalt.

 

 

I kata eseguiti in questo modo e con questo stato d'animo mi permettono di iniziare (con il "tocco") un percorso lungo la sequenza dei meridiani energetici del ricevente, il quale è comodo, steso sul futon, a sua volta poggiato sul tatami[36] (se è possibile tutto questo migliora la qualità della pressione), in ambiente silenzioso (un leggero sottofondo di musica dell'anima…), pulito, riservato (essenziale come è visto dallo Zen), ed è passivo ma solo in apparenza. Dice, infatti, il Maestro Tetsugen: «La persona che riceve una terapia Zen, distesa sul futon, in un ambiente confortevole, non è in condizione di passività, anzi è attivamente partecipe alla terapia, al viaggio dentro di sé. La terapia Zen è essere attivi con il corpo, la mente, lo spirito, anche se si è distesi e tutto il movimento è fatto dal terapeuta. Per chi inizia questo viaggio significa dimenticare tutto, persino l’idea di rilassarsi, persino il motivo per cui si è venuti, allora le tensioni si annullano, i confini del corpo si espandono sino al terapeuta e ci si sente cullati, cullati d’amore, un amore vero che ci avvolge completamente».[37] In questa atmosfera e con questa consapevolezza, l'operatore incomincia la sua danza intorno al corpo muovendosi armoniosamente, ascoltando, portando la pressione del suo corpo a volte meno a volte di più, stando (con volontà senza volontà) su alcuni punti che lo richiedono. È un dialogo silenzioso ma solo in apparenza, e il ricevente riceve inizialmente il beneficio del rilassamento, per arrivare poi come e quando lo deciderà all'incontro del suo sé (sempre un passo alla volta).

L'operatore (come il counselor) ascolta, senza giudizio alcuno e/o volontà di anticipare alcun cambiamento, pur avendo raccolte, come informazioni, le tensioni o il disequilibrio energetico che in quel momento manifesta il ricevente (tensioni muscolari, rigidità articolari, punti più o meno kyo-vuoti, punti jtsu-pieni ecc.) anche la lettura del comportamento non verbale darà l'idea di come il cliente sta nel qui e ora (sempre in analogia con la fenomenologia gestaltica). Questo è il sentire in modo olistico, i kata[38] di Masunaga sono dei percorsi di realizzazione di questo dialogo "universale" (tra due microcosmi: operatore-ricevente, uomo-uomo, energia-energia ecc.) e possiamo dare a questo fenomeno della vita varie letture. I kata sono quattro, e si possono spezzare e ricomporre secondo la richiesta e i bisogni del ricevente. Una buona intuizione da parte dell'operatore porterà al cambiamento spontaneo anche del ricevente. Costruiti sulla base dei quattro kata, quelli speciali (per esempio, dell’Acqua, del Fuoco) rispondono alla necessità del momento.

Infatti, se nella pratica shiatsu non trascuriamo l'ascoltare dell'inconscio (l'intuizione), ogni trattamento sarà diverso dall’altro e l'incontro assumerà valore profondo, permettendo il processo di trasformazione (e il ciclo di contatto gestaltico si compie al massimo livello). È lo stare totalmente immersi nel qui e ora che porta al cambiamento di entrambi.

 

Assolutamente simili sono le fasi di una seduta di Counseling, come è spiegata da Giusti, Montanari e Iannazzo. «(…) I primi minuti col cliente sono di precontatto, c’è il centraggio su se stessi, il potenziamento della consapevolezza, la messa a fuoco della figura rispetto alla sfondo, si cerca un argomento su cui lavorare. Poi c’è il contatto pieno, il lavoro vero e proprio sull’argomento individuato. Gli ultimi minuti sono dedicati alla chiusura della seduta, ci può essere un feedback del terapeuta (nel nostro caso, del counselor, nda) su quello che è successo in seduta e la richiesta al cliente di dire come sta e quello che è avvenuto. Alcuni minuti prima della fine della seduta è importante comunicare al cliente che il tempo a disposizione è finito (…)».[39] La similitudine del percorso, già nella scansione, facilita quell’integrazione che, come abbiamo già visto esiste già nelle basi teoriche e nell’intenzione. Scansione che rimane simile anche nei piani di trattamento. «Un modello pluralistico integrato dei fattori comuni è quello di Giusti e Montanari dell’ASPIC (Giusti, 1997; Giusti, Montanari & Montanarella, 1995), definito dagli autori pluralistico-gestaltico. Si articola in quattro fasi su base gestaltica».[40]

La mia presunzione, a questo punto, è l’esistenza di fattori comuni tra il Counseling e lo Zen Shiatsu.

La psicoenergetica

Se la Gestalt si è ispirata allo Zen, altre teorie psicologiche, tentano una sintesi tra Oriente e Occidente. Fra queste, si può citare la psicoenergetica che punta proprio sul flusso di energia che scorre lungo il corpo e sul suo equilibrio. Il francese Guy Michel Franca e l’italiana Silvia Reggi, nello scrivere della psicoenergetica applicata uniscono il concetto di meridiani con quello di inconscio, sostenendo che l’inconscio ha due facce: una positiva, l’altra negativa.[41] Ma, a proposito di psicoenergetica, vorrei focalizzare il discorso su Michel Odoul. Questo autore francese non solo è medico e psicologo, ma è anche un maestro di Shiatsu. Fondatore dell'Istituto Francese di Shiatsu e Psicologia Corporea di Parigi, Odoul studia e approfondisce le tecniche energetiche orientali dal 1978 e, contemporaneamente, continua la sua formazione di psicologia occidentale e tecniche di rilassamento, riunite nelle teorie della psicoenergetica, che collega i meridiani dello Shiatsu con i problemi psicologici.

Il suo libro, Dimmi dove ti fa male e ti dirò perché, dietro un titolo che ingiustamente lo banalizza,riprende la teoria orientale che riguarda i meridiani, quindi è perfettamente in linea con lo Shiatsu. Ma, questa teoria, vista e integrata da un occidentale, diventa più leggibile anche per la nostra cultura. Segue soprattutto il pensiero del “tutto è in tutto”. Ciò somiglia molto, spiega Odoul, a quanto la scienza moderna ha scoperto sotto il nome di oggetto frattale, grazie alle ricerche di Benoît Mandelbrot. Sostanzialmente, collegando meridiani e connessioni psicologiche, sia quelle già sostenute dalla Medicina tradizionale cinese e dal maestro giapponese Shizuto Masunaga (appunto, il padre dello Zen Shiatsu), sia quelle che appartengono alle psicologie occidentali umanistiche (in particolare alla visione olistica di Fritz Perls e della Gestalt), si rivela anche un approccio compiuto per un Counseling di tipo corporeo. Dando a ogni sintomo fisico un valore psicologico e spiegando tutto questo in maniera credibile (Odoul non dimentica mai che ogni persona è unica, un “universo” particolare, con motivazioni e reazioni diverse, un microcosmo nel macrocosmo), l’autore dà una traccia utile per capire sempre, o almeno spesso, quello che il corpo ci vuol dire.[42]

Mi piace, in particolare l’idea del Non Conscio taoista (potremmo dire il Sé più profondo) sistemato in un ideale calesse e raccontato in maniera fantasiosa, all’orientale, che richiama il concetto dell’anima nel nostro corpo, qualcosa che è dentro di noi, ma che ha un profondo legame con il cielo. Con l’aria di raccontare una favola, Odoul illustra il principio taoista secondo cui veniamo dal Cielo Anteriore (prima della nascita e poi luogo di ritorno) con un nostro disegno di vita. E, comunque, anche i cattolici nella loro spiritualità tendono al cielo.

Leggendo del Cielo Anteriore e Posteriore, mi pare di capire dunque quanto siano importanti l’interpretazione dei sogni, le visualizzazioni, la meditazione e altre tecniche che danno la possibilità di contattare la nostra essenza, in quanto noi stessi siamo registi della nostra vita, decisa come trama del nostro racconto di vita. In questo modo non tradiamo il nostro scopo, attuandolo nel Cielo Posteriore. Quindi, il rispetto della nostra essenza,[43] il Sé, durante il nostro percorso di vita ci mantiene sani nel fisico ed equilibrati nella mente; altrimenti il conflitto (che si crea proprio per il non ascolto del nostro Sé) fra ciò che il nostro Sé desidera e la nostra volontà condizionata, origina la malattia. Il condizionamento che ci viene “appiccicato” addosso fin dalla nascita spesso ci impedisce di contattare la nostra vera natura.

Ecco, molto in breve, come Odoul collega la situazione dei meridiani e gli stati psicologici, partendo dalla teoria orientale dei cinque principi o elementi. Per rendere meglio il terreno comune tra psicologia e Zen Shiatsu, riportiamo anche le «alterazioni psichiche» (e, in quanto conseguenze di un malfunzionamento, spesso di segno esattamente contrario rispetto alle “qualità” in positivo elencate da Odoul) che Masunaga collega a ogni meridiano, in caso di disequilibrio energetico.[44]

È anche l’occasione per dare un cenno dei cinque principi o elementi.

 

Il Principio del Metallo – Coordina tutto ciò che riguarda il nostro rapporto con il mondo esterno e quindi ci dà la capacità di proteggerci da esso e di gestire le aggressioni. Dal Metallo dipendono le decisioni forti. A esso sono associati due meridiani: Polmoni e Intestino Crasso.

Il meridiano dei Polmoni – Permette di assorbire l’energia chiamata ki, da cui dipende l’attività vitale. Infonde la forza e la capacità di resistenza alle aggressioni. Fisiologia: apparato respiratorio, pelle, naso, sistema pilifero. Psicologia: volontà, azione, interiorizzazione (armatura). Masunaga: ansia, idee fisse, incapacità di rilassamento.

Il meridiano dell’Intestino Crasso o Colon – Trasporta ed elimina le scorie, impedisce il ristagno del ki. Serve a evacuare quello che abbiamo mangiato, ingerito e che non abbiamo assimilato, accettato, sia sul piano fisico sia sul piano psicologico. Masunaga: cattivo umore, scarsa capacità decisionale, insoddisfazione.

 

Il Principio della Terra – Presiede a pensiero, riflessione e meditazione. Ragione, realismo e buon senso sono governati dalla Terra. Meridiani associati: Stomaco e Milza-Pancreas.

Il meridiano dello Stomaco – Digestione delle cose sia fisiologica sia psicologica. È in relazione con il movimento degli arti e il calore del corpo. Fisiologia: carne, tessuti connettivi, massa muscolare. Psicologia: pensiero, memoria, ragione, realismo, riflessione, preoccupazioni. Masunaga: cerebralità, pedanteria, scarsa affettività.

Il meridiano della Milza-Pancreas – Concerne le ghiandole dell’apparato digestivo e distribuisce il nutrimento a tutto il corpo. Gestisce gli zuccheri e può compensare il bisogno di dolci. Psicologia: inquietudini, insicurezze. Masunaga: tendenza all’isolamento, irrequietezza psichica, esitazione, predilezione per i dolci.

Il Principio del Fuoco – Ciò che brucia dentro di noi. È una fiamma interiore. Al Fuoco appartengono intelletto, intelligenza, spiritualità, visione delle cose, libertà di spirito e limpidezza di analisi. Meridiani: Cuore, Intestino Tenue, Mastro o Maestro del Cuore e Triplice Riscaldatore.

Il meridiano del Cuore – È il meridiano “imperatore”. Intimamente connesso all’emotività, regolarizza il funzionamento di tutto il corpo mediante la sua azione sul cervello e sui cinque sensi. Fisiologia: lingua e vasi sanguigni, si localizza sulla fronte. Psicologia: coscienza, intelligenza, passione, amore passionale, violenza. Masunaga: tensione nervosa, stress, irrequietezza.

Il meridiano dell’Intestino Tenue – Assicura l’assimilazione degli alimenti, separando i “puri” dagli “impuri”. Ha lo stesso ruolo sul piano psicologico, è il discernimento. Masunaga: determinazione, ansia, introversione.

Il meridiano del Maestro del Cuore – Organo virtuale associato al Cuore, controlla il sistema circolatorio centrale e regola quindi la nutrizione del corpo. Fisiologia: vasi sanguigni, miocardio, pericardio, cervello. Psicologia: circolazione e capacità di riciclo delle idee, fluidità del ragionamento, gioia, piacere, felicità. Masunaga: ipersensibilità, scarsa concentrazione.

Il meridiano del Triplice Riscaldatore – Viene ritenuto un viscere e sostiene la circolazione dei capillari e della linfa. Fisiologia: fra diaframma e ombelico. Psicologia: armonia tra interno ed esterno, concettualizzazione. Masunaga: idee ossessive, circospezione, irritabilità.

 

Il Principio dell’Acqua – Governa tutto ciò che concerne le energie profonde dentro di noi. A esso sono associate le energie “ancestrali”, i codici iscritti nel DNA. È il nostro potenziale d’accettazione. Meridiani: Vescica e Rene.

Il Meridiano della Vescica – È la fase finale della trasformazione delle energie, in quanto le urine sono i liquidi impuri carichi di tossine e di scorie del corpo. Fisiologia: ossa, midollo osseo, orecchie. Psicologia: severità, fecondità, rigore, decisione, senso dell’ascolto. Masunaga: tensione, ipersensibilità, rigidità.

Il Meridiano del Rene – I Reni controllano la composizione e la secrezione dei liquidi organici da cui dipende l’energia vitale e vigilano il sistema di difesa contro lo stress. Servono a gestire le paure. Masunaga: ansia, paura, pessimismo.

 

Il Principio del Legno – Da esso dipendono la nostra capacità di avviare un progetto, l’immaginazione e la creatività. E anche il rapporto con l’amore. Meridiani: Cistifellea (o Vescicola biliare), Fegato.

Il Meridiano della Cistifellea – Coordina le secrezioni delle girandole del tubo digerente come la saliva, la bile, i succhi gastrici, pancreatico, enterico e duodenale. Ci dà il morale. Fisiologia: occhi, muscoli, unghie. Psicologia: giustizia, coraggio, armonia, purezza. Masunaga: eccessiva assunzione di responsabilità, paura, irritabilità e impazienza.

Il Meridiano del Fegato – Favorisce lo stoccaggio degli elementi nutritivi e regola l’energia necessaria all’attività generale. Determina la capacità di resistenza alla malattia. Disintossica il sangue, trasporta le emozioni e ne determina la qualità. È importante per la qualità dei sentimenti e degli affetti. Masunaga: insofferenza, ostinazione, tendenza all’esagerazione, fragilità emotiva.

Rimane il fatto che nello Zen Shiatsu «nulla viene aggiunto dall’esterno. Il meridiano è vuoto perché psicologicamente il paziente ha scelto di ignorare alcuni aspetti della sua vita ed è questo atteggiamento che si manifesta come condizione fisica. L’operatore si ferma su un punto per attirare semplicemente l’attenzione del paziente sulla “profondità” del problema. L’operatore sta cercando di attirare la mente del paziente. Maggiore è la debolezza, più lunga e profonda deve essere la spinta di pressione sul punto, poiché il paziente è lento nel recepire questa condizione».[45]

 

L’affetto materno (I shin den shin) e il genitore affettivo dell’Analisi Transazionale

L’Analisi Transazionale è una teoria della personalità e una terapia sistematica ai fini della crescita e del cambiamento della personalità.[46] È impossibile riassumerla in poche righe. Qui vorrei soffermarmi solo sul  modello degli stati dell’Io.

In Analisi Transazionale si usa esprimere graficamente gli stati dell’io con tre cerchi tangenti posti uno sopra l’altro in modo che lo stato dell’Io-Adulto (A) stia in mezzo, su di esso si trovi lo stato dell’Io-Genitore (G) e in basso lo stato dell’Io-Bambino (B).

Proviamo a immaginare G, A, B come nostre parti interne che mettiamo in gioco tutte le volte che ci relazioniamo con qualcuno. Questo ci induce alla comprensione di alcuni nostri atteggiamenti che a volte si presentano genitoriali (G), altre come razionali e tesi a risolvere problematiche legate al qui-e-ora (A), oppure infantili (B).

La persona sana è cosciente dello stato dell’Io che sta utilizzando.

Eric Berne, il fondatore dell’AT, dice che noi mettiamo in gioco prevalentemente uno dei tre stati dell’Io e che la somma dell’energia psichica investita nei tre stati è costante. Se investiamo maggiore energia in uno stato dell’Io, l’energia investita negli altri due dovrà diminuire.

I tre stati dell’Io costituiscono il diagramma strutturale di primo ordinechemette in evidenza che cosa c’è in ciascuno stato dell’Io (contenuto).

Esiste un modello funzionale che suddivide i vari stati dell’Io per permetterci di capire come li utilizziamo (processo).

Secondo il processo funzionale sia (G) che (B) possono essere suddivisi mentre A non risulta diviso.

Il G può essere affettivo se riversa affetto e amore nello stabilire regole da seguire oppure normativo se pone in rilievo la norma da rispettare piuttosto che il bisogno di carezze incondizionate di chi subisce la norma. Il genitore affettivo a sua volta può essere positivo se l’amore dato consente una educazione del bambino oppure negativo se l’amore non consente al bambino di vivere responsabilmente le sue esperienze di vita. Il genitore normativo può essere positivo se preserva il bambino da spiacevoli conseguenze, mentre è negativo critico quando le norme imposte riducono nella modalità di applicazione (svalutante) l’autostima del bambino.

Il B può essere libero se esprime i suoi bisogni organici oppure adattato se non può farlo. A sua volta il bambino libero è positivo quando i suoi bisogni lo portano a sperimentare l’espressione simbolica delle sue esigenze in una prospettiva di crescita, mentre è negativo quando i suoi comportamenti istintivi portano disagio a se stesso o agli altri in modo irresponsabile, come pure quando minano la sua sicurezza o quella delle altre persone.

Il bambino adattato può essere positivo quando si adegua ad alcune regole che gli consentono un efficace e armonioso inserimento nella società, mentre è negativo quando le regole soffocano in modo eccessivo la sperimentazione dei suoi bisogni che rimangono inespressi e generano frustrazione eccessiva.

Perché ho voluto accennare agli stati dell’Io? Perché già nella mia esperienza di operatrice Shiatsu avevo trovato tantissimi riceventi nello stato del bambino adattato, oppure stretti nella morsa del genitore normativo interno. Per loro, la “carezza di madre” dello Shiatsu, i Shin den Shin, è un lenitivo speciale, un balsamo per il cuore, per l’unità corpo-mente-spirito, che può portare a risultati grandiosi. Per queste persone la purezza dello Zen Shiatsu, unita alla consapevolezza che può dare il Counseling, può essere una scoperta che cambia molte cose nella loro vita.

 

2 - Applicazione del modello teorico-concettuale sviluppato nella formazione

Casi individuali. Setting in studio privato e presso il Centro di ascolto dell’Aspic di Milano. Problematiche prevalenti incontrate: disagi relazionali (di coppia e con i genitori) e sul lavoro, problemi di autostima. Prassi: due sedute preliminari con sviluppo delle problematiche principali del cliente. Formazione di obiettivi condivisi e alleanza operativa. Raggiungimento di obiettivi parziali e formazione di eventuali nuovi obiettivi. Caso da esporre: 10 sedute da giugno a ottobre 2005. Supervisione con i docenti del corso.

 

Sono arrivata al Counseling, avendo già alle spalle una buona consuetudine al rapporto con il cliente singolo nel mio studio di Milano, che condivido con mio marito, giornalista e anch’egli counselor in formazione di scuola Aspic. Questo grazie alla mia attività di operatrice Zen Shiatsu, con la quale a poco a poco ho integrato la mia nuova attività di counseling. Essendo abituata al contatto con il corpo, tutto il set della mia parte di studio, con futon[47] e tatami[48], è impostata alla possibilità del contatto diretto, in ogni caso senza alcuna barriera tra me e il cliente. Diversa la situazione nel Centro di Ascolto dell’Aspic di Milano, con il quale ho cominciato a collaborare di recente, in cui per ricreare la situazione “scenografica” migliore occorre utilizzare l’adattamento creativo.

Chi viene da me sa già che pratico il Counseling ad approccio corporeo ed è mia cura spiegare subito che cos’è il Counseling, utilizzando e illustrando le varie definizioni esistenti.[49] Di solito dedico due sedute preliminari a verificare la compatibilità con la cliente (finora mi sono capitate soltanto donne) e la possibilità di formare l’alleanza operativa. In genere, finora ho svolto in prevalenza piani di trattamento articolati su venti sedute. Invece, nel caso che qui illustro, il primo in cui mi sono cimentata, il percorso è stato di dieci sedute (come accade anche nel centro di ascolto). Mi sottopongo alla supervisione prevista per gli allievi dell’Aspic e a quella riservata agli operatori del Centro di Ascolto.

Il problema maggiore che mi sono posta è stato quello di come mettere insieme Counseling e Zen Shiatsu, avendo davanti due alternative: counseling e shiatsu utilizzati in un unico continuum oppure le due modalità seguite a sedute alternate. Attenzione però: le sedute alternate, per come le intendo io, prevedono sempre l’approccio corporeo nel counseling, semplicemente di volta in volta privilegiano un aspetto piuttosto che l’altro. «Un approccio integrato alla persona prova a considerare ogni processo (un conflitto, un tema esistenziale, un sintomo fisico) fanno parte di un insieme più vasto, che include gli aspetti somatici e psicologici. Ogni problema psicologico (…) è parte di una Gestalt più ampia che include l’espressione fisica di quel problema (…). Ogni sintomo somatico, quale una tensione cronica o una distorsione posturale, è un’espressione di una totalità più ampia, che include un problema psicologico, ed è parte dell’espressione di quest’ultimo. (…) La visione psicosomatica classica in psicoterapia è quella di ritenere il conflitto mentale causa dei sintomi fisici. La visione integrata guarda a entrambi come parti di un’espressione unitaria del sé o, nei termini della psicoterapia della Gestalt, dell’organismo. In termini di metodo un approccio integrato mira a mettere insieme tutti gli aspetti di una persona così che questa possa fare esperienza di sé come di un organismo unitario, invece di un miscuglio di parti».[50]

Per quanto io condivida e apprezzi l’impostazione di Kepner e, nel caso che espongo nella tesi, abbia anche cercato di applicarlo, tuttavia ho poi deciso per le sedute alternate, ma con l’ottica che ho prima chiarito. Perché? Per due motivi principali: perché lo Zen Shiatsu per essere tale ha bisogno di una seduta di almeno 75 minuti e perché, così fatto, crea una relazione profonda tra operatore e ricevente, premessa per un buon counseling e occasione preziosa per apprendere tutto ciò (ed è sempre tantissimo) che ci dice il corpo del cliente. Non vorrei che tutto questo faccia pensare che lo Zen Shiatsu sia troppo “ingombrante” per integrarsi con il Counseling. Non è assolutamente così, le risposte che dà, come cercherò di spiegare nella seconda parte, sono assolutamente preziose. Infatti, il lavoro che si fa nella seduta “alternata” più dedicata alla verbalizzazione, parte in ogni caso da quanto proprio lo Shiatsu ha fatto emergere e consente in ogni momento una verifica corporea, non generalizzata, ma dedicata a un problema o a un sintomo in particolare.

 

Prima di passare alla seconda parte di questa tesi, mi pare necessaria una lunga (e me ne scuso) citazione del libro di Odoul, propedeutica all’applicazione dei suoi principi di psicoenergetica, che poi farò nella presentazione del caso. Una premessa, dedicata ai Messaggi simbolici del corpo,[51] che spero possa aiutare a rendere più comprensibile alcune parti del mio lavoro teorico-concettuale e pratico integrato.

«Le sofferenze o ferite che viviamo sono messaggi del nostro Non-Conscio, del nostro Maestro Interiore.[52] Come nel caso dei sogni, i segni che ci vengono inviati sono sempre simbolici, a un grado più o meno forte a seconda dell’importanza del problema. Proprio come nessuno potrà spiegarvi il significato dei vostri sogni, nessuno può dirvi cosa significano le vostre malattie. Credo che possano essere forniti unicamente degli spunti di riflessione, dei contesti di significato, e non dei significati precisi e validi per tutti. Non penso che si possa dire per esempio (come ho letto in alcuni libri) a una donna che avverte un dolore al seno sinistro: “questo vuol dire che lei non si occupa abbastanza di se stessa” oppure “questo significa che lei rivolge troppe attenzioni ai suoi bambini”. Tali affermazioni sono in parte vere, ma sono altrettanto, in parte, false. Esse permettono a coloro che le pronunciano di conservare il potere, mantenendo l’immagine di persone che “sanno”, ma non offrono veramente all’individuo la possibilità di crescere trovando da sé la risposta.

«Ognuno di noi è portatore di una storia che è solo sua, che gli è propria e non somiglia a quella di nessun altro. Perché quindi voler generalizzare in questo modo? Nel caso specifico dell’esempio precedente, ecco cosa si potrebbe dire, a mio parere, a quella donna:

«Cosa rappresenta il seno? Esso è innanzitutto l’elemento della femminilità e solo in un secondo momento costituisce il mezzo che permette di nutrire il bambino, di dargli da mangiare, di che vivere. Il seno rappresenta quindi due cose, la femminilità e la facoltà di preoccuparci degli altri, di prendercene cura, in particolare di coloro che poniamo, se non addirittura manteniamo, sul piano di un bambino. Può quindi trattarsi di una qualsiasi persona di cui vogliamo prendersi cura come di un bambino da accudire. Del resto, è evidente che durante il periodo dell’allattamento e della prima infanzia, la donna “dimentica se stessa” completamente per essere la “madre” per il bene della sua prole. Si prende cura e protegge quel bambino che dipende completamente da lei, esattamente come tutti quelli di cui ci prendiamo cura o che proteggiamo sono o diventano dipendenti da noi. Ciò ci permette di instaurare un particolare rapporto di potere “nascosto” nei confronti dell’altro, con il pretesto che ha bisogno di noi, che “non sa” o “non può”. Siamo quindi “obbligati” a sapere o fare per lui, al suo posto, oppure a dirgli come deve fare.

«Veniamo poi alla questione del seno sinistro. La lateralità sinistra corrisponde allo Yang, ossia al simbolismo maschile. Pertanto, chiederò a questa donna di pensare a quale livello della sua vita si preoccupa in maniera eccessiva di un uomo che considera come un bambino (il figlio, il marito, il fratello, il padrone, il capo eccetera) e per il quale ha forse la tendenza a dimenticare se stessa. Fugge il ruolo della donna preferendo quello della madre? Infine le chiederò di riflettere sinceramente sulla relazione di “potere” più o meno manifesto che può intrattenere con quest’uomo. Solo lei potrà trovare, se lo vuole davvero, la risposta giusta dentro di sé. (…)

«Sulla lateralità del corpo il significato che propongo è quello fornito dalla filosofia taoista e dalla sua codificazione estremamente precisa delle energie. La destra corrisponde allo Yin e la sinistra allo Yang. A ognuna di queste dinamiche energetiche è associato tutto un simbolismo che permette di ampliarle, di “sovrapporle” alla nostra vita quotidiana. Ecco quali sono i simboli connessi allo Yin e allo Yang e, di conseguenza, alla destra e alla sinistra del corpo umano.

 

 

«Ogniqualvolta saremo in presenza di una manifestazione di lateralità del nostro corpo, dovremo cercare cosa sta accadendo in quel preciso momento nella nostra vita (o in un passato più o meno recente, a seconda della profondità della manifestazione), in uno dei campi in questione, procedendo per ordine decrescente di gradi».


[1] Citato in Shizuto Masunaga e Wataru Ohashi, Zen Shiatsu, Edizioni Mediterranee, Roma, 2002

[2] Si veda a pagina 17

[3] Tetsugen Serra, Scopi e Principi Corso Insegnanti Zen Shiatsu, Il Cerchio, Milano, 2003

[4] Tetsugen Serra, Ibidem

[5] Tetsugen Serra, Zen Shiatsu, Fabbri Editore, Milano, 2005

[6] Sull’argomento si possono leggere: Edoardo Giusti e Francesca Carolei, Terapie transpersonali, Sovera, Roma, 2005 e Petruska Clarkson, La relazione psicoterapeutica integrata, Sovera, Roma, 1997

[7] Tetsugen Serra, La Terapia Zen, Xenia, Milano, 1997

[8] Paola Binetti – Rosa Bruni, Il Counseling in una prospettiva multimodale, Magi, Roma, 2003

[9] Edoardo Giusti, Presentazione, in John M. Littrell, Il Counseling breve in azione, ASPIC, Roma, 2001

[10] Oms(organizzazione mondiale della sanità), 1987

[11] Douglas Gattini, L’operatore Shiatsu, in www.fis.it

[12] Tetsugen Serra, Vivere Zen, Xenia, Milano, 1996

[13] Edoardo Giusti e Veronica Rosa, Psicoterapie della Gestalt, ASPIC, Roma, 2002

[14] Tetsugen Serra, Vivere Zen, op. cit.

[15] James I. Kepner, Body Process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia, FrancoAngeli, Milano, 1993

[16] Tetsugen Serra, Zen Shiatsu, op. cit.

[17] Sull’argomento si veda: Tetsugen Serra, Zen Shiatsu, op. cit.

[18] Jerold D. Bozarth, La terapia centrata sulla persona, Sovera, Roma, 2001

[19] In Italia il CITeS (Collegio italiano terapisti Shiatsu) e la SICo (Società italiana di Counseling) hanno istituito un percorso formativo comune.

[20] Si veda a pagina 21

[21] Jerold D. Bozarth, La terapia centrata sulla persona, op. cit.

[22] Tetsugen Serra, Zen Shiatsu, op. cit.

[23] Shizuto Masunaga e Wataru Ohashi, Zen Shiatsu, op. cit.

[24] Karlfriend von Dürckeim, Hara, il centro vitale dell’uomo secondo lo Zen, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003

[25] Citato in Edoardo Giusti e Veronica Rosa, Psicoterapie della Gestalt, op. cit.

[26] L’argomento è trattato nelle pagine 20-23

[27] Serge Ginger, La Gestalt, Edizioni Mediterranee, Roma, 2004

[28] Edoardo Giusti e Veronica Rosa, Psicoterapie della Gestalt, op. cit.

[29] Qui mi attengo al percorso delle lezioni tenute dalla dottoressa Gilda Greco, mia docente all’Aspic di Milano

[30] Fritz Perls spiega che nella Gestalt sé si scrive con la s minuscola. A questo proposito si veda: Fritz Perls, La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma, 1980

[31] Si veda a pagina 11

[32] Si confronti con il principio WA dello Zen Shiatsu, a pagina 11

[33] Si confronti con il principio KEI dello Zen Shiatsu, a pagina 11

[34] Si confronti con il principio SEI dello Zen Shiatsu, a pagina 11

[35] Per il concetto di hara si veda a pagina 17

[36] Su futon e tatami si veda nota a pagina 33

[37] Tetsugen Serra, La terapia Zen, op. cit.

[38] Si veda a pagina 17

[39] Edoardo Giusti, Claudia Montanari e Antonio Iannazzo, Psicoterapie integrate, Masson, Milano, 2004

[40] Edoardo Giusti, Claudia Montanari e Antonio Iannazzo, Ibidem

[41] Guy Michel Franca e Silvia Reggi, Psicoenergetica, su www.ben-essere.net

[42] Michel Odoul, Dimmi dove ti fa male e ti dirò perché. Elementi di psicoenergetica, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2004

[43] Potrebbe essere anche la “tendenza attualizzante” oppure l’”autoregolazione”

[44] Shizuto Masunaga e Wataru Ohashi, Zen Shiatsu, op. cit.

[45] David Sergei, Zen Shiatsu e terapie orientali, Edizioni Mediterranee, Roma, 1995

[46] Ian Stewart e Vann Joines, L’Analisi Transazionale, Garzanti, Milano, 2000

[47] Il futon, letteralmente “materasso che si arrotola”, è il letto impiegato da oltre 2500 anni in Giappone. I materassi futon, in cotone a falde, sono privi di molle evitando così la formazione di cariche elettrostatiche ed elettromagnetiche che possono influenzare i flussi energetici dei meridiani corporei. Nello shiatsu sono utilizzati quelli con 6-7 cm di spessore. Altamente traspiranti, non danno complicazioni allergiche e aiutano a prevenire patologie derivate alla sensibilità agli acari e alla polvere. È spesso appoggiato su basi in legno o le più tradizionali stuoie tatami.

[48] Il tatami è una particolare pavimentazione composta da pannelli rettangolari affiancati fatti con paglia di riso intrecciata e pressata. Mediamente ha uno spessore di 6 cm. I margini sono squadrati con estrema precisione e i due lati più lunghi sono orlati con una fettuccia larga di lino nero o cotone.

[49] In particolare cito la seguente definizione di Edoardo Giusti: «Il counseling è l'arte di aiutare gli altri a definire e chiarire gli obiettivi e i risultati che desiderano ottenere, pianificando un percorso per raggiungere gli scopi prefissati, fornendo il supporto e la stimolazione necessari per garantire il conseguimento del traguardo previsto»

[50] James I. Kepner, Body Process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia, op. cit. 

[51] Michel Odoul, Dimmi dove ti fa male e ti dirò perché. Elementi di psicoenergetica, op. cit.

[52] Per questi concetti si veda a pagina 27