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Tradizioni di Natale

 

Presepio, Albero, Babbo Natale e la moderna tradizione dei regali che sembra celebrare più il consumismo che una festa religiosa: sono questi gli elementi che, insieme con cene e pranzi più ricchi di portate, caratterizzano il nostro Natale. Ma alle spalle di queste consuetudini diffuse in tutte le case, c'è tutta una serie di tradizioni, ancor oggi vive pur se con significati diversi, che legano il periodo festivo alle antiche celebrazioni del Solstizio d'inverno. Si è anche sostenuto che la religione cattolica abbia scelto il 25 dicembre come nascita di Gesù non perchè corrispondesse a una data effettiva, ma per sovrapporsi alle festività che nell'antica Roma culminava nei Saturnalia. Adesso le ultime ricerche hanno dimostrato che il 25 dicembre ha un fondamento storico, ma non c'è dubbio che tutte le tradizioni natalizie affondano le loro radici in quelle antiche feste che celebravano la rinascita del Sole, a chiusura del periodo astronomico in cui l'astro illumina la Terra per meno ore. Ormai "globalizzate", in Italia non si può dire che siano legate più a una regione che a un'altra, ma rimangono in vita anche grazie ai programmi e ai pacchetti turistici che organizzano serate con sapore d'antico. Visitiamo alcune di queste tradizioni italiane con l'aiuto del prof. Antonino Fragale, docente di etnostoria nell'università di Palermo.

VISCHIO
La pianta fatata (perchè non succhia la linfa della terra) che veniva raccolta dai sacerdoti druidi.
Questa tradizione arriva dal Nord Europa e dalle popolazioni celtiche in particolare. Il vischio rappresentava il simbolo della prosperità e della vitalità perchè germogliava in inverno, quando la natura sembrava morta. E' il naturalista romano Plinio che ci racconta come questa pianta fosse raccolta dai sacerdoti druidi, che la regalavano alla popolazione come segno augurale, dopo aver compiuto sacrifici agli dei. Oggi il suo carattere di buon auspicio è rivolto soprattutto alle coppie giovani, come garanti della procreazione e quindi della continuità della vita. Soprattutto tocca a loro, quindi, baciarsi sotto il vischio nell'augurio che i poteri della "pianta fatata" si trasferiscano alle persone.

LENTICCHIE
Le lenticchie da mangiare e l'uva per imbandire la tavola, due cibi diversi fra Nord e Sud, per propiziare l'abbondanza.
L'uso di mangiare un piatto di lenticchie nella cena di Capodanno, o addirittura proprio allo scoccare della mezzanotte, deriva dalla semplice e magica legge della similarità: la loro forma arrotondata ricorda quella delle monete e quindi questi legumi rappresentano una specie di "assicurazione" per il benessere di tutto l'anno. Analogamente i grappoli d'uva sulla tavola dei giorni di festa, messi in bella vista, hanno una funzione propiziatoria dell'abbondanza. Inoltre ricordano il vino che si associa al sangue, umore sacro per eccellenza.

BUTTARE LE COSE VECCHIE
Basta con il passato, specie se ci sono cose da dimenticare. L'anno che arriva sarà totalmente diverso.
E' questo il significato di un'usanza della notte di San Silvestro ancora abbastanza diffusa nel Sud, in Campania in particolare. In genere sono le stoviglie a volare fuori dai balconi e dalle finestre, ma c'è sempre qualcuno che esagera o magari approfitta per liberarsi dei vecchi elettrodomestici. Tutto nasce dal fatto che il Capodanno segna il tempo di rottura tra inverno e primavera (nell'antica Babilonia, infatti, si celebrava in quello che per noi è marzo) e quindi tra il passato e il futuro: buttare le cose vecchie simboleggia il passaggio verso il nuovo.

INDUMENTI ROSSI
Il rosso è ovunque il colore del Natale per eccellenza. Lo si trova nelle decorazioni, ma anche negli abiti.
Negli anni recenti ha colorato anche la biancheria, è diventato un protagonista della lingerie, dagli slip ai reggiseni. Che rientrano ormai a pieno titolo tra i regali più gettonati. Il rosso costituisce il richiamo più immediato al sangue e al cuore che ne gestisce il flusso all'interno del corpo. Il sangue è energia di vita, simbolo del benessere e della salute. Come abbiamo visto per le lenticchie, vige la regola della magia secondo cui il simile produce il simile: il rosso, che si assimila al sangue, crea attorno a noi una protezione magica, che, si presume, durerà per tutto l'anno.

Il CEPPO DI NATALE
Un'usanza che risale alla mitologia ariana più antica, quando era legata alla celebrazione del Solstizio d'inverno.
Si richiama al culto del fuoco: si credeva che durante i solstizi gli dei apparissero agli uomini e che portassero loro il fuoco per sostituire l'energia e il calore del sole, donando luce, e quindi vita, dove in quel momento c'era soltanto tenebra. L'uso dell'accensione del ceppo, che poi viene anche cosparso di vino, diffusissimo in tutta Europa, non sarebbe altro che l'imitazione natalizia del sacro rito del fuoco. A esso sono legati due elementi propiziatori: uno rimanda al sole e ai culti collegati, l'altro, attraverso il consumarsi del ceppo, rinvia al tempo che passa. Il vino si ricollega ai significati vitali del sangue che abbiamo già visto.

I BOTTI E GLI SPARI
Una rumorosa esplosione di gioia, che in realtà ha un valore apotropaico, cioè serve ad allontanare le forze del male.
Alla mezzanotte del 31 dicembre, tutta l'Italia è accomunata da questa tradizione rumorosa e qualche volta anche pericolosa. Nell'antichità i rumori in genere avevano il compito di allontanare gli spiriti e gli influssi malefici; nel mondo romano dopo il decesso di un familiare si percuotevano le stoviglie per allontanare gli spiriti cattivi. Un po' in tutto il mondo si crede che gli essere soprannaturali possano essere influenzati dai suoni: in Africa con il tam tam si scacciano le forze del male; nei Paesi nordici servono a impedire che il sole venga inghiottito. Oggi ai botti si dà un valore di benvenuto augurale al nuovo anno, ma il significato più autentico rimane quello apotropaico.

I REGALI
Le strenne natalizie sono diventate quasi un dovere sociale, ma sapete perchè i doni di questo periodo si chiamano cos'è Strenna era la dea sabina della salute e in un bosco a lei consacrato si raccoglievano ramoscelli d'alloro o di ulivo che poi venivano donati al re in segno augurale. Dal nome di questa dea i romani chiamavano strenne i regali che si scambiavano a Capodanno. Donare è in sostanza un rito che, al di là delle motivazioni personali, punta a dimostrare il benessere di chi regala e ad allontanare la possibilità di rischi economici per il futuro. Nella tradizione di tutto il mondo ci sono poi i regali per i più piccoli, legati alle figure di San Nicola (si festeggia il 6 dicembre), da cui deriva Babbo Natale, e della Befana.

ALL'ESTERO
Da credenze simili sono nate tradizioni anche molte diverse. Raffaella Sforza le illustra nel libro Natale nel mondo (Todaro editore). Ci spiega come per esempio a trasformare gli austeri abiti da prelato di San Nicola nel vestito scarlatto dai risvolti di pelo bianco di Babbo Natale sono stati per primi gli olandesi. Nell'Europa centro-orientale San Nikolaus è preceduto da un aiutante mostruoso, Krampus, che distribuisce frustate ai bambini cattivi. In Bulgaria una credenza popolare vieta il bucato nei tre giorni che precedono Natale: non bisogna inquinare le acque dei fiumi dove Maria lava il corredo del Figlio. I bambini russi aspettano i doni della vecchia Babuschka che cerca invano i re magi sulla strada per Betlemme. Dispettosi ma non cattivi, i kalikanzaroi, metà uomini e metà animali, in Grecia emergono dalla terra nella notte di Natale. In Canada, i bambini accanto alla calza per i doni lasciano un frugale pasto per Babbo Natale e le sue renne: un bicchiere di cognac, una carota e un pasticcino caldo. Dopo 9 giorni di celebrazioni, in Messico nella notte fra il 24 e il 25 una coppia bussa alle porte con le candele accese: rappresentano Maria e Giuseppe che cercano un alloggio.